{"id":11,"date":"2019-10-20T11:00:44","date_gmt":"2019-10-20T11:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/expatstorytellers.com\/?p=11"},"modified":"2022-02-17T18:09:54","modified_gmt":"2022-02-17T18:09:54","slug":"lisboa-culla-di-colori-incanto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/expatstorytellers.com\/?p=11","title":{"rendered":"Lisboa, culla di colori &#038; incanto"},"content":{"rendered":"\n<p>Per anni ho desiderato conoscere il Portogallo. Per qualche strana ragione non sono mai riuscita ad andare prima. Chiss\u00e0, forse dovevo arrivarci con la giusta maturit\u00e0 per far mio ogni piccolo dettaglio di questa citt\u00e0 che trovo unica. Ricca di incanto. Con una sua personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Fase atterraggio. Guardo gi\u00f9, la terra sotto i nostri corpi sospesi per aria e la vista \u00e8 davvero mozzafiato. La reazione immediata \u00e8 chiedersi se il tempo a Lisbona si \u00e8 davvero fermato. Se sto atterrando in un mondo parallelo, immacolato, graziato dalla mano dell\u2019uomo. Bellezza inossidabile. Colori caldi che mi scaldano il cinismo e distacco che a volte mi appartiene per proteggermi. \u201cVoglio vivere qui\u201d, penso. E non sono nemmeno atterrata.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni successivi non faranno altro che confermare quella sensazione iniziale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/expatstorytellers.files.wordpress.com\/2018\/09\/img_2227.jpg\" alt=\"IMG_2227\" class=\"wp-image-146\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa volta non sono sola. Mi ospita E. un\u2019amica di vecchia data. Eppure sarei anche pronta a scoprirla da sola questa citt\u00e0. E\u2019 del tutto accogliente, ti trasmette pace e allo stesso tempo ti rapisce con una voracit\u00e0 che ti confonde. Un vulcano di emozioni. Non pu\u00f2 essere una sensazione solo mia. Se non fosse cos\u00ec, sarebbe meglio che la gente iniziasse ad emozionarsi. Non c\u2019\u00e8 nulla di male eh!<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo giorno lo passo cos\u00ec, ad innamorarmi. Poi E. mi porta a cena, dopo aver fatto su e gi\u00f9 per cento scalinate, per svariati minuti che a me son sembrate ore, mentre continuavamo a perderci e la fame ci assaliva. Finalmente arriviamo in questo posto. Un ristorante di nicchia portoghese, dal nome Loucos de Lisboa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ordiniamo le pi\u00f9 svariate quantit\u00e0 e versioni di come mangiare formaggio. Esempio: bruschette ricoperte di formaggio, formaggio con uva, marmellata e noci, formaggio e patate ecc. A fine serata dopo la sbronza, dovuta ad una bottiglia di Vino verde, ci rendiamo conto che tutto quel formaggio non \u00e8 altro che una versione della nostra ricotta, che noi italiani neanche ci caghiamo (sempre e solo sia lodato il parmigiano!). O meglio, non ne facciamo un business come ne fanno i portoghesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo a disquisire di formaggi e all&#8217;improvviso ci ritroviamo al mirador di Lisbona: Nossa Senhora do Monte. Quello preferito da E. La conversazione prosegue ed improvvisamente mi rendo conto che dal formaggio, siamo finite a parlare delle nostre rispettive vite amorose. Se mai fossero esistite davvero. La serata termina in un fiume di parole, un vortice di aneddoti, un flusso di energia positiva, una spirale di confidenze e racconti di storie delle nostre vite da persone curiose.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stupefacente pensare come un viaggio in una citt\u00e0 del genere, possa avvicinare tanto due persone. Viaggiamo sulla testa lunghezza d\u2019onda. Lisbona ci regala la giusta sinfonia, sintonizzata sulle note dei nostri essere, cos\u00ec lontani e all&#8217;improvviso cos\u00ec vicini.<\/p>\n\n\n\n<p>Andiamo a dormire stanche, ma leggere. Ci siamo raccontate 6 mesi di vita, riassunte in una sera.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno 2 parto alla scoperta di Lisbona, armata della mia macchina fotografica, un telefono senza internet, uno zaino troppo piccolo e delle scarpe troppo bianche. E\u2019 ora di battezzarle!<\/p>\n\n\n\n<p>Passiamo la giornata a infilarci tra i vicoli stretti, quelli un po\u2019 inquietanti, dove i turisti non vanno, dove c\u2019\u00e8 odore di bucato appena lavato e poi, girando l\u2019angolo, rimani inebriato dall&#8217;odore di cipolla fritta. Abbiamo fame e ci infiliamo nella classica bettola da battaglia dove il cibo pi\u00f9 \u00e8 ricco di olio pi\u00f9 \u00e8 buono.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta assaggio il bacalao, letteralmente, affogato nell&#8217;olio e circondato da ceci e patate. Per evitare la terza guerra mondiale nel mio stomaco, mangio la giusta quantit\u00e0 di bacalao e divoro i ceci, accompagnando il tutto con del buon vino della casa. E\u2019 tutto cos\u00ec rustico, devi ordinare due volte, allo stesso cameriere, prima che apparecchino il tavolo o ti portino il men\u00f9 o una bottiglia d\u2019acqua. Aneddoto divertente: arriva il cameriere con una tovaglietta di carta, che servir\u00e0 per apparecchiare il nostro tavolo, ovviamente trasportata sotto la sua profumata ascella. Lascio ai pi\u00f9 schizzinosi l\u2019ardua sentenza. Noi ci siamo dette \u201cmass\u00ec, torneremo comunque!\u201d. Ma non si pu\u00f2 pagare con carta. Sembra banale, ma a Lisbona non \u00e8 una forma abituale di pagamento. Ed \u00e8 bello cos\u00ec, per le banche. Lascio 4 euro di commissioni alla mia ad ogni prelievo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto della giornata lo trascorriamo nell&#8217;inutile tentativo di digerire quanto ingurgitato a pranzo. La cara E. pensa bene di trascinarmi su e gi\u00f9 per la citt\u00e0, tra un mirador e l\u2019altro, il castello, una zona di graffiti e altre 3000 scale mentre io, goffa, gonfia e con mille cose in mano, fotografo tutto. In continuazione. Non voglio perdere un solo dettaglio di questa citt\u00e0 immensamente colorata. Magica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/expatstorytellers.files.wordpress.com\/2018\/09\/img_2208.jpg\" alt=\"IMG_2208\" class=\"wp-image-157\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il giorno 3 incontro il mio amico expat, J., a cui dedico questo capitolo. Esempio di infinito coraggio, e passione indescrivibile per ci\u00f2 che ama. Lotta infinita per riuscire ad essere \u201cWHO I AM MEANT TO BE\u201d, mi dice con il suo dolce accento francese.<\/p>\n\n\n\n<p>J. \u00e8 di un piccolo paesino francese di cui continuo a dimenticare il nome, anche se \u00e8 inglese di adozione. Genitori insegnanti di inglese, tifoso dell\u2019Inghilterra piuttosto che della Francia, non ha nemmeno festeggiato per i mondiali vinti recentemente. Viveva a Londra da 5 anni. O almeno io l\u2019avevo lasciato l\u00ec, quando dissi addio alla mia vita londinese. Ed oggi lo ritrovo qui, a Lisbona. Un anno dopo il mio farewell.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi sono destinato ad essere\u201d. Questa frase mi rimbomba nella testa e genera caos. Genera un grido di rabbia dentro di me e un\u2019infinita tristezza, per chi non sceglie chi essere, per chi l\u2019etichetta, il ruolo, l\u2019aspetto glielo si applica cos\u00ec, di default direbbe il mio capo. Tanto per averne una. Tanto per aver un destino. J., invece, mi dice, io a 30 anni ho mollato tutto perch\u00e9 la vita \u00e8 solo una. Mi racconta che era felice a Londra e lo so, perch\u00e9 c\u2019ero io l\u00ec con lui e amava tutto di quella citt\u00e0 (al contrario di me). Ma poi, fa una breve pausa e dice \u201cNon mi bastava pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo ascolto affascinata e mi dico, che ci vorrebbero davvero pi\u00f9 J. nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento troppo spesso frasi come:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Mi basta cos\u00ec<\/li><li>Ci si deve accontentare<\/li><li>Non puoi sempre nutrirti dei tuoi sogni<\/li><li>La mia vita \u00e8 piatta, non so come uscirne<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Parlate con J., che ha lasciato il caro posto fisso, che Londra poteva bastargli, che poteva accontentarsi di essere un insoddisfatto impiegato di un\u2019azienda giapponese. Parlatene con J. quando per uscire dal quel \u201climbo di piattezza\u201d, l\u2019unica cosa che aveva davvero senso, ERA NUTRISTI DEI SUOI SOGNI. Il sogno di diventare un pilota di aerei di linea.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene si, un pazzo, un pazzo per cui nutro profonda stima. Perch\u00e9 \u201c\u00e8 stato sempre il mio sogno fin da bambino diventare pilota, per\u00f2 con le pressioni dei miei genitori, del fare \u2013 le scelte giuste-, non l\u2019ho mai davvero considerata come una possibile carriera\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026dunque mi chiedo, perch\u00e9 ci sono davvero delle scelte giuste? Mica lo sappiamo a priori che saranno le scelte giuste. Eppure, c\u2019\u00e8 sempre dopo lo stronzo\/a che ti dir\u00e0 \u201chai visto te l\u2019avevo detto che questa era la strada giusta per te\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Bhe J., 30 anni, pi\u00f9 inglese che francese, ha deciso di fare la scelta che per tutti \u00e8 pi\u00f9 sbagliata, la pi\u00f9 infelice, la pi\u00f9 rischiosa, quella che richiede una maggiore dose di \u201crimettersi in gioco\u201d, quella che -ripartire da zero in un paese dove nemmeno parli da lingua-.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230;Eppure per lui, questa era l\u2019unica scelta possibile. L\u2019UNICA OPZIONE RIMASTA. Si, rimasta troppo tempo chiusa, schiacciata, nascosta, in un fottuto cassetto.<\/p>\n\n\n\n<p>ERA RIMASTA L\u2019UNICA COSA GIUSTA DA FARE.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi racconta tutto questo dopo una meravigliosa giornata trascorsa a Sintra, ribattezzata da me \u201cil bosco degli elfi\u201d. Decisamente ottava meraviglia del mondo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-container-2 wp-block-gallery-1 wp-block-gallery columns-3 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/expatstorytellers.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/img_2196-1024x683.jpg\" alt=\"\" data-id=\"247\" data-link=\"http:\/\/expatstorytellers.com\/lisboa-culla-di-colori-incanto\/img_2196\/\" class=\"wp-image-247\" srcset=\"http:\/\/expatstorytellers.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/img_2196-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/expatstorytellers.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/img_2196-300x200.jpg 300w, http:\/\/expatstorytellers.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/img_2196-768x512.jpg 768w, http:\/\/expatstorytellers.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/img_2196-400x267.jpg 400w, http:\/\/expatstorytellers.com\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/img_2196-800x533.jpg 800w, 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quando a fine giornata siamo sdraiati sulla spiaggia a guardare l\u2019oceano che con le sue onde giganti, ci fa tremare di piacevoli sussulti, Julien ed io sappiamo che, un anno dopo, siamo diversi, sappiamo che siamo cambiati, che nessuno dei due vive pi\u00f9 a Londra. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lo Shard che ci guarda dall&#8217;alto, o London Eye che ci saluta, n\u00e9 il Big Ben che scocca le sue lancette e ci ricorda che sta per iniziare la rush hour e gi\u00e0 sai che devi rassegnarti all&#8217;ennesima cena delle 10pm.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, alla fine della giornata sappiamo che tutto doveva andare cos\u00ec, che dovevamo fare delle scelte, che Londra non era pi\u00f9 il mio posto, cos\u00ec non come non era pi\u00f9 il suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, io &amp; Julien abbiamo scelto di rincontrarci a Lisbona.&nbsp; IL POSTO GIUSTO.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/expatstorytellers.files.wordpress.com\/2018\/09\/img_2220.jpg\" alt=\"IMG_2220.JPG\" class=\"wp-image-168\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Obrigada Lisboa!<\/p>\n\n\n\n<p>C.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per anni ho desiderato conoscere il Portogallo. Per qualche strana ragione non sono mai riuscita ad andare prima. 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